Venezia: il merletto di Burano è da Museo!

maggio 19, 2013

Merletto di Burano

Veri e propri capolavori dell’artigianato, i merletti veneziani sono più di un ornamento: rappresentano una delle prime forme di lavoro femminile organizzato e una delle prime eccellenze del “Made in Italy” nel mondo.

Una ragione in più per visitare il Museo del Merletto, nella pittoresca isola di Burano. Il Museo fa parte del Circuito Musei Civici di Venezia e conserva importanti esempi della produzione veneziana dal XVI al XX secolo, vere e proprie opera d’arte, oltre a una ricca collezione iconografiche che documenta la vita quotidiana delle merlettaie.

Scuola di Merletto

La Scuola di Merletto in un dagherrotipo di fine Ottocento, tratta da http://www.fioretombolo.net/venescuola.htm

Ha sede ha sede negli spazi della storica Scuola dei Merletti di Burano, fondata nel 1872 dalla contessa Andriana Marcello per recuperare e rilanciare una tradizione secolare in un momento di grave difficoltà per gli abitanti: inverni particolarmente duri avevano infatti minato l’economia locale, basata prevalentemente sulla pesca. Per garantire ai buranesi nuove forme di sostentamento la contessa pensò quindi di puntare sull’artigianato e sulla capacità femminili, istituendo una Scuola Professionale per fanciulle che in breve tempo seppe riscattare dalle nebbie del passato una tradizione di Venezia che altrimenti sarebbe andata perduta.

La lavorazione del merletto buranese risale a tempi antichissimi: secondo leggende locali, sarebbe l’evoluzione delle tecniche per fabbricare reti da pesca. In effetti, la tecnica principale del merletto di Burano, il punto in aria, prevede il solo utilizzo di ago e filo, senza alcun altro supporto. Un lavoro complesso che richiede abilità, pazienza e studio. Nel Rinascimento la fama dei merletti buranesi era diffusa in tutta Europa: sfoggiarono ricami di Burano anche i sovrani di Francia e d’Inghilterra. La moda ispirò persino i primi esempi di pubblicazioni editoriali dedicati ai lavori femminili, i modellari, che contenevano disegni da cui trarre ispirazione. Insomma, Rakam non ha inventato nulla…

La prima Scuola Femminile di Merletto risale al XVI secolo, fondata per volontà della celebre dogaressa Morosina Morosini. Ma il passaggio della Storia segnò negativamente le tradizioni locali, tanto che dopo la fine della Repubblica di Venezia (1797) anche il merletto di Burano rischiò di scomparire.

La tradizione si salvò grazie all’artigiana Vincenza Memo, detta Cencia Scarpariola, che insegnò tutti i segreti di quest’arte antichissima alla maestra elementare Anna Bellorio d’Este, che a sua volta istruì le sue figlie e un gruppo di ragazze. L’embrione di quella che nel 1972 sarebbe divenuta una delle prime e più importanti Scuole Professionali Femminili d’Europa.

La Scuola fu anche un interessante esempio di conciliazione lavoro- famiglia. Si veniva ammesse a 12 anni, dopo sei anni di istruzione fornita a casa. A 18 anni si diventava “lavoranti esperte” fino al matrimonio, dopo il quale si tornava a lavorare da casa, occupandosi dei progetti più importanti e delicati. Nella scuola si lavorava per sei ore al giorno d’inverno, sette in estate, in un periodo storico in cui non era anomalo lavorare anche 12 ore al giorno. Una formula che fece rifiorire l’economia dell’isola, anche se per un tempo breve: due guerre mondiali, le nuove mode e i nuovi processi industriali tessili cambiarono ancora le sorti delle merlettaie.

Oggi a Burano esistono ancora botteghe artigiane dove si lavora il merletto a mano. E’ possibile osservarle al lavoro e acquistare splendidi oggetti direttamente dalle botteghe (i prezzi variano e non sono sempre alti come ci si aspetterebbe). Le artigiane sono presenti per sessioni dimostrative anche al Museo del Merletto, prevalentemente al mattino. Una tradizione che si ripete e si rinnova nel tempo.

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