Selfie: vanità, disturbo mentale o espressione di sé?

luglio 18, 2014

selfie art

Selfie o non Selfie? Questo è il dilemma. E non è solo un dilemma hipster.

Tempo fa era rimbalzata sul web la notizia secondo cui l’eccesso di selfie poteva dar luogo a “selfite”, ovvero dipendenza da autoritratto col cellulare! Non una battuta ma l’opinione autorevole dell’associazione psichiatrica americana che avrebbe riconosciuto questa forma di dipendenza come una malattia mentale originata da una profonda insicurezza e mancanza di autostima. Le ironie del web non si sono fatte attendere.

Se farsi selfie è un disturbo mentale, gli hipster sono tutti Hannibal Lecter. Vale la pensa ricordare che l’Associazione Psichiatrica Americana è stata spesso criticata per le sue ricerche (i genitori ricorderanno le polemiche sull’ ADHD o”sindrome del deficit di attenzione e iperattività”); a volte è stata accusata di “eccessiva vicinanza” alle casa farmaceutiche che producono psicofarmaci . Ma qui si rasenta l’assurdo. E infatti era una bufala, diffusa dal sito http://adobochronicles.com/ . Sul portale ufficiale dell’Associazione non appare nessuna ricerca del genere.

Tuttavia, Freud docet, a volte dietro uno scherzo si nasconde una serissima verità. Come quella di Rebecca Brown, una giovane donna che per anni ha dovuto combattere con una grave forma di depressione e che ha utilizzato i selfie per raccontare la sua malattia. Ha unito in un video gli scatti degli ultimi 6 anni e mezzo con la tecnica del timelapse: un viaggio fotografico emozionante alla scoperta di sé; un modo nuovo per comunicare il disturbo mentale, senza paura o vergogna e senza patetismi. “Preferisco guardarmi indietro e vedere un progetto fatto di onestà, piuttosto che di 2000 scatti di falsi sorrisi” ha commentato.

Il suo progetto ne ricorda un altro: quello del regista Jeremiah McDonald, “Una conversazione con me stesso 12 enne”. Il 12 Jeremiah aveva inciso una registrazione in cui parlava all’uomo che sarebbe diventato. A distanza di anni, e con l’aiuto del montaggio, l’uomo risponde:

Insomma, dietro il selfie non ci sarà una malattia mentale, ma di sicuro è qualcosa di più di semplice vanità. E’ un nuovo modo di vedere se stessi e comunicarsi al mondo.

A meno che non lo facciate 20 volte al giorno: in quel caso, se non malati, siete senza dubbio dei rompiballe!  :-)

 

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Travel Blogger per passione, giornalista pubblicista (nessuno è perfetto), web communication account. Soprattutto, hipster dalla nascita senza possibilità di redenzione. Vivo di comunicazione digitale e cupcake inseguendo nuovi orizzonti armata di valigia e tablet.

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