Mongolia: i Monti d’Oro dell’Altaj e gli “Uomini-Renna”

febbraio 9, 2014

Mongolia Tsataan

E’ leggermente salato, con un retrogusto acido. Ma il Koumiss, il latte di cavalla fermentato, sa anche dissetare i viaggiatori e fornire l’energia per fronteggiare il vento gelido dei Monti Altaj, patrimonio naturale protetto dall’UNESCO. Nel villaggio di gheer in cui ci siamo fermati per una pausa, gli abitanti sono molto cordiali e incuriositi dalla nostra presenza. Da queste parti sono pochi i viaggiatori, il grosso del turismo in questo Paese visita la cosiddetta Mongolia classica: la valle di Orkhon, la Piana dei Dinosauri, il Deserto di Gobi, oppure si fermano a Ulaan Bataar per il festival del Naadam. Verso gli Altaj non vi sono strutture di alcun tipo e nemmeno campi di Gheer per turisti. Solo pochi ardimentosi “osano” spingersi sin quassù per ammirare la natura selvaggia del Parco Naturale di Tavangbod.

il campo base al Tavanbogd

il campo base al Tavanbogd

Di ragioni per venire da queste parti ce ne sono molte: i paesaggi incredibili; il fascino della cultura nomade, l’aria tersa e splendente. Ma nel mio caso ce n’è una in più: quella di recarmi al lago Khuvsgul per incontrare la sciamana degli Tsataan, che in estate con alcuni membri della tribù scende sulle sponde di questo immenso specchio d’acqua azzurra per il Festival degli allevatori di renne, che si svolge una volta l’anno. Gli Tsaatan(in mongolo “uomini renna”) fanno parte di un gruppo etnico di origine turca che vive nelle Provincia dell’ Hôvsgôl e che ancora oggi si dedica alla pastorizia nomade nella taiga: allevano renne proprio come hanno sempre fatto i loro antenati, seguendo le antiche tradizioni sciamaniche, ricercando la presenza della divinità nei boschi, nei fiumi, nelle rocce, e in ogni manifestazione della natura.

Il legame tra gli Tsaatan e le renne è molto profondo: questi pazienti animali forniscono carne, latte, pelli, persino le ossa vengono riutilizzate. Nel tempo, questo rapporto simbiotico ha prodotto un’importante simbologia spirituale: quando gli Tsaatan si spostano in un nuovo accampamento, utilizzano il latte di renna per benedire la zona e scacciare gli spiriti malvagi. Le renne più anziane vengono onorate e considerate “spiriti guida”.

lago Khuvsgul

lago Khuvsgul

Oggi gli Tsaatan sono rimasti in pochi: si contano nella comunità poche centinaia di persone. Durante l’anno compiono diversi spostamenti. In inverno si accampano sulle montagne, dove a causa delle forti nevicate possono rimanere isolati per mesi, lottando con temperature polari. In estate scendono verso la taiga e il lago Khuvsgul  per acquistare rifornimenti che permettano loro di superare il lungo inverno e vendere ai mercatini preziosi oggetti d’artigianato intagliati in osso di renna.

E’ questa tradizione che ha portato alla nascita del Festival, durante il quale si esibiscono in alcune discipline come la lotta e il tiro con l’arco.

La strada che mi conduce da loro non è certo agevole ma i fantastici panorami ripagano lo spirito di ogni fatica: nel Parco Nazionale di Tavangobod raggiungo un’altura su un cavallino mongolo, dalla statura alquanto “tozza” ma forte come un toro. Sotto di me, tre ghiacciai scendono verso la valle regalandomi un’immagine lunare, uno dei panorami più belli che abbia mai visto. Forse gli Tsaatan hanno ragione a credere a una divinità immanente nella natura. Il viaggio è ricco di incontri interessanti: falconieri che cacciano ancora con le aquile; pastori che trascinano riluttanti cammelli bactriani; la serenità di un monastero buddista; pastori impegnati nella tosa delle pecore in mezzo alle steppe; cavalli selvaggi lasciati liberi al pascolo.

Poi, finalmente, l’incontro più atteso: lei, la sciamana degli Tsataan. Mi invita a entrare nella sua tenda e mi fa accomodare sul lato destro, tradizionalmente riservato agli ospiti.

sciamana 54

In una terra dura e ostile, gli sciamani sono stati da sempre punti di riferimento fondamentali per le comunità locali: nello sciamano si fondono la figura del maestro, del medico, del sacerdote. Forse proprio per questo furono invisi all’ Unione Sovietica, che sottopose gli sciamani e i loro seguaci a una “rieducazione” forzata, ma la persecuzione non fu sufficiente a piegare la fiera cultura della gente della taiga. E oggi la sciamana degli Tsaatan è ancora un punto di riferimento per la sua comunità, anche se il numero dei suoi componenti si è fortemente ridotto rispetto al passato.

Walter Porzio "versione Tsataan"

Walter Porzio “versione Tsataan”

Quando la sciamana ha saputo la mia età, proprio non ci voleva credere: ho dovuto esibire il passaporto! Tra il serio e il faceto mi ha chiesto se volevo sposare una ragazza del suo gruppo per trasmettere vigore alle nuove generazioni: tra loro la vita media non supera i 55 anni. Accanto al tepore della stufa, abbiamo parlato di tante cose: delle loro usanze, degli spiriti che albergano nella natura, dell’importanza di aprire il cuore a ciò che ci circonda.

Sapevo che quell’incontro mi avrebbe lasciato un segno indelebile, ma una volta uscito da quella tenda, sentii che uno spirito benigno avrebbe sempre accompagnato i miei prossimi viaggi.

 

E. Walter Porzio

About 

Walter Porzio, fotografo e viaggiatore instancabile. Zaino in spalla, macchina fotografica al collo, dall’età di quattordici anni ha scelto come meta il mondo. Ha visitato più di centosessanta Paesi, cogliendone il fascino e le contraddizioni. India,Tibet, Siberia, Madagascar; ma anche Bolivia, Guatemala, Messico, Perù passando per l’Africa, l’Europa, l’Estremo Oriente, l’America del Nord. E’ autore di numerosi reportage pubblicati su testate prestigiose del settore turismo e avventure. I suoi articoli e i suoi scatti non trasmettono solo l’incanto di terre lontane ma si pongono come occasioni d’incontro con culture diverse. Storico collaboratore di vari Enti del Turismo (India,Yemen, Marocco, Canada,Turchia Svizzera, Francia etc.) e dell’Unicef, ha all’attivo diverse mostre fotografiche, tra le quali: “Un mondo di Sorrisi”, “Mercati nel mondo” “India del Nord-Est”. E’ autore di diversi libri, fotografici e non: “Impariamo a viaggiare” (Mursia), “Mille viaggi, mille storie”, “Viaggiando Viaggiando” “Sognando terre lontane”, “Un mondo di Ritratti” “Children”, edito dal Touring Club Italiano, “Mothers”. Ancora oggi accompagna viaggiatori in ogni parte del pianeta.

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