Il Cairo: saluto alla Sfinge

giugno 19, 2012

Sfinge, la piana di Giza

“Papà, posso salire sulla Sfinge come ho fatto sul Leone a Venezia?”

La bimba ha circa 4 anni e il papà con un sospiro le risponde che no, è proibito, e poi la Sfinge è molto, molto più grande del Leone Alato di Piazza San Marco. Salirci può essere pericoloso. Però, quel sospiro… salire in groppa alla Sfinge, c’è da scommetterci, piacerebbe anche a papà.

In effetti, a vederla, sembra subito più piccola di quanto uno si aspetti. Più piccola e più inoffensiva. E pensare che gli arabi un tempo la definirono “padre del terrore”. Ma la Sfinge ha zampe leonine e morbide, un sorriso da fare invidia alla Gioconda. Sembra divertita dai turisti che le girano intorno, che improvvisano fotografie ridicole (chi finge di baciarla, chi l’abbraccia come un vecchio compagno di scuola).

Alla Sfinge piace la gente. Forse perché ha sopportato una lunga solitudine. Gli archeologi datano la Sfinge al 2500 a.C. circa. Voluta dal faraone Chefren, pare abbia il suo volto o quello di Cheope, suo padre, in segno di omaggio. La Sfinge rappresenta infatti la regalità del faraone: un misto di (il corpo di leone) e intelligenza (la testa umana). In effetti, sembra proprio “fare la guardia” ai monumenti funebri dei due faraoni. Purtroppo, per un lungo periodo venne dimenticata e le sabbie la ricoprirono completamente.

 

 

 

 

 

 

 

 

Fu riscoperta “solo ” intorno al 1400 a.C. dal giovane Thutmose IV. Secondo la leggenda,  si addormentò di fronte alle piramidi e ricevette in sogno la visita del dio Ra,  che gli rivelò il suo destino: sarebbe toccato a lui indossare la corona bianco/rossa del faraone, simbolo del dominio sia sull’Alto che sul Basso Regno d’Egitto. In cambio, Ra chiedeva di disseppellire la Sfinge dalla sabbia. Thutmose non se lo fece certo ripetere. Una volta indossata la corona e restituita la Sfinge alla luce del sole fece erigere tra le sue zampe una stele che ricorda la sua impresa. In barba ai maligni che avrebbero preferito veder ascendere il fratello!

Thutmose IV aveva sfruttato sapientemente l’enorme suggestione che la Sfinge provoca nell’osservatore. Del resto, molte teorie e leggende la circondano ancora oggi. In primis, quella che la vorrebbe molto più antica di quanto ammettano le teorie ufficiali. Alcune parti del monumento sembrano presentare segni di una prolungata esposizione alla pioggia. Ma le ultime piogge torrenziali, in Egitto, risalgono a circa 10-12 mila anni fa. A quell’epoca l’asse terrestre era inclinato diversamente rispetto ad oggi e nel tratto di cielo che “osservava” la Sfinge appariva la costellazione del leone. Una curiosa coincidenza?

Forse. Intanto però la bambina vuole ancora salirle in groppa…

 

 

 

 

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Travel Blogger per passione, giornalista pubblicista (nessuno è perfetto), web communication account. Soprattutto, hipster dalla nascita senza possibilità di redenzione. Vivo di comunicazione digitale e cupcake inseguendo nuovi orizzonti armata di valigia e tablet.

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