Getty Images: dietro la rivoluzione free

marzo 9, 2014

L’agenzia fotografica ha reso disponibili via embed 35 milioni di foto d’archivio: la polemica apre però la strada a nuovi modelli di business

Getty Images alza bandiera bianca contro la pirateria delle foto sul web: la decisione di liberarizzare 35 milioni di foto ha creato scandalo e fatto gridare al tradimento i fotografi professionisti di tutto il mondo sui social media e nei blog, e i fotoamatori si sono uniti al coro dell’indignazione. Tuttavia, è opportuno fare alcune riflessioni sulla mossa dell’azienda di Seattle.

Da un lato ci sono i diritti dei fotografi, e la fotografia, vale la pena sottolinearlo, è un lavoro, non un hobby, anche se in molti l’hanno adottato come tale. Per scattare una foto a volte occorrono settimane, mesi di preparazione, la giusta attrazzatura, spese di trasferta o di affitto di studi, che spesso si sobbarca direttamente il fotografo. E’ facile immedesimarsi nella loro frustrazione.

logo getty

Tuttavia bisogna riconscere che se un’azienda privata vuole sopravvivere ai cambiamenti non può ingaggiare lotte ideologiche, ma rassegnarsi ad elaborare nuovi modelli di business. Perché il mercato non risparmia nessuno: lo sanno bene l’agenzia Grazia Neri e Kodak, che hanno visto le proprie certezze sgretolarsi in pochi anni.

Analizziamo lo “scandalo” andando per punti:

Getty Images: Archivio fotografico “free”  vs  Archivio a pagamento

Getty Images mette a disposizione degli utenti di internet 35 milioni di foto prive di watermark, vero, ma il suo archivio totale ne comprende 80 milioni. Per tutte le altre continua a valere il principio “se la vuoi, paghi”. Quindi è più corretto dire che è passata al modello freemium piuttosto che parlare di vera e propria liberalizzazione.

Fruibilità del servizio embed Getty Images

L’utente sfoglia sul sito di Getty Images le foto che gli interessano; clicca sul bottone “embed this image”; viene prodotta una stringa di codice che l’utente potrà inserire nel codice o ne wysiwyg del suo blog, esattamente come avviene per i filmati di youtube. La foto apparirà nel front end del sito o blog esattamente nel punto desiderato.

Chi può utilizzare il servizio embed Getty Images

In buona sostanza, tutti, basta che il fine sia redazionale e non commerciale. Una specifica che potrebbe risultare comunque ambigua: un blog di informazione che però fa affiliazioni o campagne AdSense può accedere al servizio oppure no? Craig Peters, aka Getty Images “senior vice president of business development” (sic!), ha cercato di dissipare le nubi dichiarando al British Journal of Photography che “se anche un sito genera una revenue, questo non limiterà l’uso degli embed. Ciò accadrebbe solo se le immagini fossero usate per promuovere apertamente un servizio, un prodotto o un’azienda”.

Suvvia, non sarà certo un po’ di Adsense a marchiare blog come “eretico”: basta che non si usino le foto Getty Images per pubblicizzare una batteria di pentole, insomma.

Cosa ci guadagna Getty Images a parte gli insulti?

L’operazione messa in atto da Seattle non è molto diversa da quanto accaduto con Spotify per la musica. Le grandi case discografiche si sono accorte che gli utenti si rivolgevano ai canali pirata peer to peer perché non esisteva un’alternativa legale. Con Spotify e compagni guadagnano meno rispetto alla vendita di un cd (ricordate quando arrivavano a costare 33 euro l’uno?) però guadagnano. Stessa cosa per Getty Images: contrastare il “furto di immagini” nell’era degli screenshot  e su scala globale è una battaglia persa: se anche dovesse trovare il modo di tracciare tutti i “furbetti” del web, la rivalsa economica vale il costo degli avvocati impegnati a perseguirli?

getty images 2

Nell’era della sharing economy, non è forse più conveniente sacrificare una parte degli asset per dare valore alla parte più cospicua, ovvero concedere alcune foto per invogliare a comprarne altre? Senza contare che in questo modo, Getty Images mantiene un potere sulle fotografie: basta rimuovere la foto “alla sorgente” e automaticamente sparisce in tutti i blog e i siti che l’hanno embeddata.

Non solo: il potere dell’embedd permette anche di pensare a modalità di vendita pubblicitaria, proprio sul modello di youtube, ad esempio un bannerino pubblicitario che appare in basso sulla fotografia (ma in merito, specifichiamo, non è stato ancora confermato né dettagliato nulla).

La rivoluzione Social di Getty Images

Pochi mesi fa Getty Images aveva stretto un accordo rivoluzionario con Pinterest. Stanchi dei continui “ripinnamenti” delle loro immagini, sono passati a una proposta indecente: fornire al “nemico” i metadati delle fotografie in cambio di una compensazione economica. In questo modo, loro si garantiscono l’attribution e l’autorship delle fotografie, e il social media può dormire sonni tranquilli (mentre gli utenti fanno pubblicità gratuita all’agenzia fotografica). Insomma, il motto è “se non puoi combatterli, fatteli amici”.

Già, ma con i fotografi, come la mettiamo? Forse sarebbe stato meglio includere nell’ “operazione trasparenza” anche qualche vantaggio per chi fornisce la materia prima! Un esempio? Le foto embeddate, oltre a richiamare Getty Images, potrebbero richiamare il sito del fotografo che le ha scattate. Oppure si potrebbe ragionare in chiave geolocal: se un blogger cerca una foto, appaiono prima le opere di fotografi che lavorano vicino a lui, e i loro contatti social. E poi chissà, da cosa nasce cosa… non sarebbe bello? Le possibilità sono moltissime, magari anche voi avete qualcosa da suggerire. Ma se ci tocca cambiare, allora dobbiamo fare in modo che il cambiamento sia vantaggioso per tutti. Non siete d’accordo?

 

About 

Travel Blogger per passione, giornalista pubblicista (nessuno è perfetto), web communication account. Soprattutto, hipster dalla nascita senza possibilità di redenzione. Vivo di comunicazione digitale e cupcake inseguendo nuovi orizzonti armata di valigia e tablet.

2 comments

  1. Comment by Alessandra

    Alessandra Reply marzo 9, 2014 at 6:08 pm

    Concordo! Ammetto che ho accolto con perplessità la notizia. Perché se da una parte è chiaro che anche i colossi di fotografia stiano cercando nuovi modelli per ovviare alla pirateria, non capisco ancore per i fotografi quali siano i vantaggi…sarebbe curioso sentire loro..

    • Comment by Manuela Cuadrado

      Manuela Cuadrado Reply marzo 9, 2014 at 6:14 pm

      Vero! Credo che ad averli fatti arrabbiare non sia tanto il cambiamento in quanto tale ma il fatto che sono stati considerati soggetti passivi, messi di fronte al fatto compiuto.

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