Egitto: all’ombra delle Piramidi

giugno 13, 2012

Turisti alle Piramidi di Giza

 “Sai cosa vuol dire andare tutti i giorni a lavorare a Il Cairo in automobile? Il traffico è tremendo all’ora di punta. Appena vedi le piramidi da lontano, sai già che ti ritroverai in un ingorgo…”

La frase è di un amico egiziano che vive poco fuori Il Cairo e che per raggiungere l’ufficio deve per forza passare da Giza. Quando l’ho sentita non avevo ancora visitato la città e mi colpì l’estrema confidenzialità con cui era riuscito a “calare” le vestigia millenarie dell’Egitto in una dimensione quotidiana, moderna.

Dal suo punto di vista, anche un tantino irritante (chi abita o lavora a Roma in zona Colosseo può facilmente capire…). Io però ero arrivata in Egitto con in mente un proverbio egiziano: “l’uomo teme il tempo, ma il tempo teme le piramidi”. E avevo riempito le mie valigie di aspettative. Per nulla deluse.

Giza, piramidi

Le piramidi sono come le hai sognate. Maestose, impressionanti. Al toccarne la pietra sembra quasi di sentire un’energia nascosta. Non stupisce che alcuni chiedano permessi speciali per fare delle sessioni di meditazione al suo interno. Ma per una semplice visita basta una piccola tariffa aggiuntiva al biglietto d’ingresso: non capita tutti i giorni la possibilità di entrare in una piramide!

Tutti chiedono di visitare la piramide di Cheope, la più grande, la più antica (viene fatta risalire al 2570 a.C.!) ma le richieste sono così tante che gli ingressi sono stati regolati: solo due piramidi su tre vengono aperte al pubblico, a rotazione, per permettere lo svolgimento di restauri e opere di manutenzione. Più facile entrare dal “fratello minore”, Micerino. Basta scendere attraverso un tunnel che ricorda tanto Indiana Jones… e non soffrire di claustrofobia!

Piana di Giza, tra le sabbie

Emozioni, fotografie, appunti… ricordi di libri e di vecchi film.

Tutto come mi aspettavo.

Forse non proprio tutto.

Visitando la piana di Giza, non riuscivo a dimenticare la frase del mio amico.

Perché all’ombra di tanta grandiosità vive un micromondo umano e animale fatto di lavoratori, turisti, mendicanti, venditori di souvenirs, guardiani, guide poliglotte, cammelli… una piccola babele con il naso rivolto all’ insù. Ed è quel piccolo mondo, di cui anch’io facevo parte, l’aspetto che mi ha catturato di più. La capacità degli egiziani di convivere con un passato così ingombrante, e per giunta alla luce di un presente tutt’altro che semplice. Trattano le piramidi come vecchi amici, chiamandole per nome. E forse questa è la più bella forma di rispetto verso il proprio patrimonio artistico. Anche se questo significa sopportare qualche turista scalmanato.

Se è vero che il tempo teme le piramidi, allora gli egiziani hanno un ottimo alleato.

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Travel Blogger per passione, giornalista pubblicista (nessuno è perfetto), web communication account. Soprattutto, hipster dalla nascita senza possibilità di redenzione. Vivo di comunicazione digitale e cupcake inseguendo nuovi orizzonti armata di valigia e tablet.

5 comments

  1. Pingback: Il Cairo: saluto alla Sfinge | Viaggi e Virgola

  2. Comment by Manuela

    Manuela Reply giugno 20, 2012 at 10:24 am

    Che belle foto..L’Egitto è così affascinante…non vedo ‘ora di andarci!

  3. Pingback: Egitto: i colori del deserto | Viaggi e Virgola

  4. Comment by Deangelo Bernacchi

    Deangelo Bernacchi Reply agosto 6, 2012 at 3:05 am

    Hey there! I’m at work browsing your blog from my new iphone! Just wanted to say I love reading through your blog and look forward to all your posts! Keep up the fantastic work!

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