Djerba, l’isola che non si dimentica

maggio 24, 2013

Djerba, Tunisia

E’ difficile dimenticare un soggiorno a Djerba: l’acqua cristallina del mare, i profili bianchi delle case, l’armonia che si respira tra la gente creano una profonda pace interiore. Stranamente, la bellezza indimenticabile di Djerba uccide il suo stesso mito: in molti identificano in quest’isola, un tempo nota come Lotophagitis, la leggendaria isola dei Lotofagi dell’Odissea di Omero.

moto a Djerba

Nel poema di Omero, quando Ulisse e i suoi compagni giungono nell’isola misteriosa, si imbattono in abitanti che si cibano di fiori di Loto, capace di regalare l’oblìo.Il richiamo di Itaca è però più forte. In effetti, passeggiando lungo le spiagge chiare lambite da un mare così azzurro da ricordare l’Oceano Indiano, si comprende bene come sia nato il mito: Djerba è il posto ideale per venire a rigenerarsi, lasciandosi alle spalle i problemi.

L’isola di Djerba (o Jerba o Gerba che dir si voglia) è un’isola del diametro di circa 20 km ed è parte della Tunisia. E’ situata nel Golfo di Gabes, nell’Africa Nordorientale, vicino al confine con la Libia.

Ma sarebbe un peccato limitarsi alla vita di spiaggia: Djerba è infatti un luogo interessante da esplorare, nonché un centro culturale davvero importante. Qui convivono infatti da secoli e in perfetta armonia Islam, Ebraismo e Cristianesimo. In particolare, le comunità islamica ed ebraica conducono da sempre una vita comune in quartieri misti, un’amicizia dalle radici antichissime che nemmeno un attentato rivendicato da Al Queda, nel giugno del 2002, ha potuto scalfire. La Sinagoga di El Ghriba, poco lontano dalla città di Houmt Souk è in assoluto uno dei più importanti luoghi sacri dell’ebraismo: ogni anno è meta di pellegrinaggio e raccoglie fedeli provenienti da ogni parte del mondo, Israele in primis.

Djerba, al barA Djerba si conduce generalmente una tranquilla vita di provincia: quartieri residenziali si alternano a case di campagna, ma senza deturpare il paesaggio: una legge molto severa vieta di costruire case troppo vicine, per non alterare l’armonia della campagna, brulla ma capace di cambiare colori in modo affascinante con il variare della luce del giorno.

Del resto, la terra di Djerba è ricca di minerali e sostanze preziose per l’uomo, in primis l’argilla. Lo si sapeva già ai tempi degli antichi romani. Sull’isola si fabbricavano molte anfore e contenitori per alimenti e bevande, in pratica i “tupperware” dell’antichità, che avrebbero protetto olio, datteri, cereali e spezie durante i lunghi viaggi in mare. Oggi la tradizione continua grazie alle mani di maestri artigiani. Nei loro bazar è possibile comprare di tutto a prezzi onesti, dalle tajin alle anfore.

Houmt Souq è la città principale di Djerba, un tranquillo centro di provincia la cui vita ruota attorno ai ritmi del mercato e alle preghiere del muezzim. Non è strano vedere ancora donne avvolte nell’abito tradizionale di Djerba, una lunga tunica bianca e rossa e un cappello strategico contro il sole cocente. Nel centro ci si sposta prevalentemente in moto o a piedi. Nei mercati, l’odore delle spezie e del cuoio inebria.

Attenzione però: prima di iniziare il vostro giro di shopping ricordatevi che nei mercati del mondo arabo è usanza condurre lunghe trattative per far scendere il prezzo. Per cui, non portatevi via senza batter ciglio la borsa di cui vi siete innamorate, o il venditore rimarrà deluso: significa che non state dando importanza al suo ruolo. Un punto di vista indubbiamente da rivalutare… o avete fretta di tornare nei supermercati europei?

 

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Travel Blogger per passione, giornalista pubblicista (nessuno è perfetto), web communication account. Soprattutto, hipster dalla nascita senza possibilità di redenzione. Vivo di comunicazione digitale e cupcake inseguendo nuovi orizzonti armata di valigia e tablet.

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