Argentina, lontano dal tango

marzo 23, 2014

Viaggio nel Nord dell’Argentina tra lande desertiche, montagne colorate, saline e cittadine minerarie

Quando si pensa all’Argentina, l’associazione con Buenos Aires e il tango è immediata. Ma dopo tanti viaggi, posso bene dire che il Paese Sudamericano riserva molte sorprese. Da tempo volevo visitare il grande Nord dell’Argentina. I miei precedenti itinerari erano sempre indirizzati a Sud verso la Patagonia e la Terra del Fuoco. Stavolta ho voluto esplorare i territori del Nord che si estendono verso le Ande. Una natura brulla, desertica, eppure affascinante.

Da Salta, “la linda” al Cierro de 7 Colores

Il cammino del Nord comincia nella città di Salta, che gli argentini hanno soprannominato “la linda”, la bella. Sicuramente un appellativo meritato. La mia direzione è quella della Quebrada de Humahuaca, provincia di Jujuy, dove passava l’antico Camino Real degli Inca. Le montagne, dichiarate dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità, si stagliano contro un cielo così azzurro da sembrare innaturale.

Chiunque abbia viaggiato attraverso il deserto sa che questi paesaggi non sono affatto ripetitivi, né monotoni: le rocce e le sabbie sanno cambiare di forma e colori, ogni scenario è unico e sorprendente. A Purmamarca ve ne è un esempio: il Cierro de 7 Colores, la Montagna dei 7 colori, così chiamata per i colori che caratterizzano i diversi strati geologici. La versione rocciosa dell’arcobaleno.

Il Salar de Arizaro e Tolar Grande

Si prosegue per Pucara de Tilcara, circondata da cardones (cactus) dove visito un antico insediamento degli Omahuacas, antichi abitanti della regione che opposero resistenza all’invasione spagnola. Proseguendo in direzione di Yavi (un antico borgo del ‘700 spagnolo) attraverso il Tropico del Capricorno, segnalato da una stele: siamo nell’alta Puna de Atacama, a oltre 3500.mt di altitudine.

Il paesaggio si fa sempre più spettacolare. Qui si trova il Salar de Arizaro, la terza salina più grande del mondo. Cristalli di sale rilucono alla luce del sole attorno al Cono de Arita, formazione a collina dalla forma quasi perfettamente conica su cui aleggiano misteri. Questa è anche una zona di estrazione di metalli e abbondano le miniere, ormai abbandonate.

La chiesetta di Suques, Salta, Argentina

La chiesetta di Suques

Lungo un cammino attraverso i canion, giungo al Tolar Grande. Qui i turisti sono ancora rari. Anticamente, Tolar Grande era un’importante stazione ferroviaria: un treno superava la cordigliera e passava in Cile, carico di metalli. Oggi, la ferrovia che raggiungeva il passo Socompa è ferma per la chiusura della miniera.

Ma il treno più famoso della zona è senza dubbio il Tren a las Nubes, che ha incantato tanti viaggiatori. Parte da Salta, attraversa la valle di Lerma e prosegue per la Quebrada del Toro, fino alla Puna, arrivando a toccare un’altitudine di 4.200 metri fra panorami mozzafiato.

La Casualidad del abandono

In serata assisto ad una cerimonia india per propiziarci la benedizione della Pachamama (la Madre Terra della tradizione nativa). Da Tolar, parto di buon mattino per la visita a La Casualidad, un insediamento minerario fantasma dove gli operai vivevano con le famiglie sino ad qualche decennio fa. La scena è disarmante: case abbandonate dove si annidano le marmotte, macchinari arrugginiti branchi di guanachi che pascolano attorno ai macchinari arruginiti, assediati dai rovi. Inizia la salita al vecchio insediamento della mina Julia.

Le  montagne rivelano il giallo-verde tipico dello zolfo creando accostamenti di colori surrealisti. Il silenzio è assoluto: mai mi sono sentito così vicino al cielo (e non è solo una metafora). Macchie di neve e ghiacciai scintillano sotto i raggi solari, lo sguardo verso valle spazia all’infinito.

A S.Antonio de los Cobres incrociamo la Ruta 40 o Panamericana che scende sino alla Terra del Fuoco. Superato il Passo de Abra de Acay a 4.890 metri, lasciamo l’alta Puna per immergerci in una verde valle che ci portererà a Cachi e da qui a Tucumá n.

Diceva Charlie Chaplin che i grandi spazi fanno bene all’anima. E di ritorno da questo viaggio, non posso che dargli ragione.

Altro che tango!

articolo di Edoardo Walter Porzio

About 

Walter Porzio, fotografo e viaggiatore instancabile. Zaino in spalla, macchina fotografica al collo, dall’età di quattordici anni ha scelto come meta il mondo. Ha visitato più di centosessanta Paesi, cogliendone il fascino e le contraddizioni. India,Tibet, Siberia, Madagascar; ma anche Bolivia, Guatemala, Messico, Perù passando per l’Africa, l’Europa, l’Estremo Oriente, l’America del Nord. E’ autore di numerosi reportage pubblicati su testate prestigiose del settore turismo e avventure. I suoi articoli e i suoi scatti non trasmettono solo l’incanto di terre lontane ma si pongono come occasioni d’incontro con culture diverse. Storico collaboratore di vari Enti del Turismo (India,Yemen, Marocco, Canada,Turchia Svizzera, Francia etc.) e dell’Unicef, ha all’attivo diverse mostre fotografiche, tra le quali: “Un mondo di Sorrisi”, “Mercati nel mondo” “India del Nord-Est”. E’ autore di diversi libri, fotografici e non: “Impariamo a viaggiare” (Mursia), “Mille viaggi, mille storie”, “Viaggiando Viaggiando” “Sognando terre lontane”, “Un mondo di Ritratti” “Children”, edito dal Touring Club Italiano, “Mothers”. Ancora oggi accompagna viaggiatori in ogni parte del pianeta.

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